La filatelia com’era: mi ricordo che…

(GDB) Mi ricordo che….avevo 8 anni. Mia madre mi svegliava ogni giorno alle sette in punto per andare a scuola. La Domenica, alle sette … mi  svegliava mio padre per andare…  al circolo filatelico. La filatelia non è stata una scelta, ma da sempre  parte del mio quotidiano.

Avevo appreso i primi rudimenti da mio padre. A sei anni mi aveva dato il mio primo francobollo, un valore dell’Australia da due Scellini (Yvert N° 160), riproducente un affascinante coccodrillo di colore bruno con la scritta “arte aborigena” …naturalmente rotto. A quei tempi i bambini erano ancora bambini ed i francobolli erano una cosa seria …tutti. Conservo ancora quel francobollo.

A dire il vero, mio padre mi ha raccontato un precedente  improvvido  “esordio filatelico”: mentre lui sistemava (sic) alcune “buste primo giorno”, ne afferrai all’improvviso una dalla scrivania e la stritolai tra le mani, non lasciandogli il tempo di riprenderla. Era quella relativa all’emissione per Camillo Prampolini del 1957. Non ebbe il tempo d’imprecare ma…. non ha mai dimenticato. Io ho continuato con costanza ad avere in antipatia le buste primo giorno.

Alzarsi presto anche la domenica per aiutare mio padre a portare “le borse con i doppioni” al circolo era un po’ gravoso in quella troppo giovane età. Eppure questa precocissima frequenza mi ha consentito di imparare tanto e non solo in campo filatelico. Non è merito mio ma, come spesso accade nella vita, delle circostanze.

Correva l’anno del Signore 1964 e la sede del Sodalizio dei filatelisti palermitani era quella di via Ruggero Settimo. Entrando si avvertiva subito un forte odore di fumo e la sensazione olfattiva era accompagnata da quella visiva controluce di un denso volteggiare di vortici azzurrini e lembi grigi sospesi e senza tempo, senza direzione.

Si doveva arrivare presto per riuscire a trovare un tavolo libero e su questo sistemare in bella mostra i doppioni, ovvero quegli oggetti filatelici che pur frutto di qualche acquisto o scambio, non erano più di proprio interesse e che quindi andavano ricollocati presso altri collezionisti interessati.

Il mondo filatelico viveva il suo momento migliore: era il “boom”. La sede sociale stentava a contenere soci, amici, simpatizzanti, tifosi e curiosi e quell’anno si registrarono 38 nuovi iscritti, fatto unico nella storia dell’U.F.S.. Allo sportello filatelico delle Poste “si faceva a botte”, e non è solo un modo di dire, per acquistare in quantità francobolli di ogni genere e natura.

Soggetti completamente estranei alla filatelia cominciarono a “investire” in francobolli, acquistando…”per sentito dire“ a fogli interi le emissioni di Italia, Vaticano e San Marino…ma anche Svizzera, Francia, Germania Occidentale…e non solo.

I Paesi emittenti compresero subito la tendenza e cominciarono ad aumentare le tirature, creando dei “mostri” da decine di milioni di tiratura, che ancora oggi si aggirano reietti sulla scena filatelica: fantasmi monitori dell’insostenibile leggerezza dell’essere.

L’aggiornamento dei prezzi era settimanale, per non dire giornaliero. Per conoscere in anteprima gli aumenti intervenuti, mio padre mandava (in autobus) mio fratello all’edicola della stazione centrale di Palermo dove il foglio di aggiornamento era disponibile qualche ora prima che in città!

Tutti gli operatori, collezionisti, commercianti e investitori erano concentrati sulla filatelia tradizionale, la storia postale era appannaggio di pochi eletti, la cartolina non si era ancora svegliata dal lungo torpore in cui era caduta nel dopoguerra, come pure sopito era l’interesse per gli altri generi di collezionismo  “cartaceo”.

 L’Unione Filatelica Siciliana annoverava e annovera tra i suoi soci, personalità e intelligenze filateliche di grande rilievo. Pertanto ho avuto a disposizione, oltre che mio padre, che ha iniziato a collezionare nel 1950, una folta schiera di maestri versati nei vari settori, anche quelli più specialistici.

 In silenzio guardavo tutto, ascoltavo tutti, memorizzavo. Assistevo alle serrate discussioni  sui  più  svariati argomenti filatelici, alle dotte dispute, alle diatribe a volte aspre e taglienti, ma sempre formalmente corrette.

Anche in filatelia è l’uomo a qualificare le cose e non è vero il contrario. In 54 anni di attività filatelica e frequentazioni, non ho mai conosciuto un filatelista che non fosse anche un “personaggio”… in qualche modo. Ed è forse lo stesso interesse, l’amore sempre intimistico e a volte morboso per questi piccoli quadratini di carta, a rendere unico ogni collezionista oltre che già unico come essere umano.

Questo scritto non vuole essere una galleria di personaggi, desidero invece descrivere sul filo della memoria, un modo di essere e un mondo ormai scomparso, certamente  lontano dalla tumultuosa attualità, ma  più vicino alla misura dell’uomo, del tempo e dei Valori.

Desidero inoltre in questo modo ringraziare tutti quelli che attraverso la filatelia ho incontrato, per ciò che mi hanno dato nell’ambito filatelico, culturale e soprattutto umano.

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Ai miei occhi di bambino la statura fisica e filatelica del Principe Alliata di Pietratagliata era enorme. Lo ricordo col vestito di velluto marrone con panciotto e i curatissimi favoriti. Mi sembrava  appena uscito da un francobollo di Don Pedro II Imperatore del  Brasile (1866). Non potrò dimenticare la piovosa domenica di Marzo quando mostrò, guascone, il numero del giornale “IL VAPORE” del  1/1/1859, affrancato col mezzo Grano di Sicilia nel primo giorno d’uso. In altra occasione esibì un grosso classificatore di fattura artigianale, con la copertina in mezza pelle nera, zeppo di classici europei, sua vera passione, e fra questi vidi per la prima volta un penny nero, con l’annullo “ piccola croce di Malta”, impresso in rosso.

Nel 1965 avvenne lo “sgonfiamento”, ovvero il crollo del mercato filatelico e l’interesse ed i prezzi dei francobolli crollarono nel volgere di pochi giorni. Gli effetti furono catastrofici e ancora oggi la filatelia paga un pesante tributo alle speculazioni di quegli anni dissennati. Infatti molti appassionati  e tanti neofiti, accostatisi alla filatelia in quel tempo, furono irrimediabilmente persi nella delusione di aver acquistato, mal consigliati, quantità di francobolli il cui valore precipitò a un decimo o meno, da un momento all’altro, senza mai aver avuto il piacere di costruire una vera personale collezione.

Non tutti i mali vengono per nuocere. La collettiva delusione patita a causa del modo essenzialmente speculativo in cui era stata vissuta la filatelia in quel periodo, indirizzò molti collezionisti verso nuovi orizzonti di ricerca e collezione: la prefilatelia e la storia postale.

Nel tempo ho osservato che i collezionisti che ottengono i migliori risultati e più grandi e durature soddisfazioni sono quelli che hanno  trasformato la collezione  in una vera e avventurosa ricerca storica, grafica o tematica. In questo modo traggono autentico piacere e soddisfazione dalla loro passione divenuta un fatto preminentemente culturale, che prescinde dunque da considerazioni economiche o speculative.

Ritengo che nel prossimo futuro la filatelia, che ha già virato verso l’antiquariato, dovrà indirizzarsi ancor di più alla ricerca culturale e quindi ad un tipo di collezione sistematica e tematica insieme, ovvero “integrata” con tutti i supporti cartacei ritenuti significativi al fine della conoscenza del periodo storico che si vuole approfondire: cartoline, fiscali, annulli e quant’altro può risultare utile o semplicemente piacevole all’interno del disegno che il collezionista si prefigge di realizzare o dell’idea che intende illustrare.

Nel 1967 l’U.F.S. trasferiva la sua sede a Palazzo Mazzarino nella centrale Via Maqueda.

Nel periodo precedente al trasferimento, l’U.F.S. era rimasta per qualche tempo senza sede e una parte dei soci erano stati ospitati dal circolo “Il Paladino” di via La Farina.

A Palazzo Mazzarino il numero dei soci che frequentavano risultò ridimensionato, l’attività  più  ristretta e riflessiva.

Ricordo il primo giorno in quella sede, una uggiosa domenica di Novembre, il Principe Alliata, orgoglioso di aver potuto trasferire la sede sociale in quello stabile patrizio, portò su al quarto piano, una fascina di legna per accendere il caminetto e così “creare una bella atmosfera”, ma la legna verdognola e la canna fumaria pressoché ostruita, provocarono un gran fumo e consigliarono un veloce spegnimento.

Qui conobbi l’avvocato Gaetano Russo: doppio petto blu, camicia bianca e papillon amaranto. Aveva trasposto nella filatelia la stessa raffinata eleganza del suo essere. Ugualmente elegante il parlare, forbito e senza cadute d’intensità, mai banale, a volte faceto.

A Palazzo Mazzarino, ricevuto un generoso finanziamento paterno, feci il mio primo acquisto per Lire 100: la variopinta serie di IFNI dei canidi, ancora presente nella mia collezione tematica dei mammiferi.

La mia presenza composta, a causa della mancanza di alternative e della severa sorveglianza paterna, era accettata di buon grado. Qualche rara carezza sul capo e qualche premonizione degli anziani sul mio futuro di filatelista.

Più affettuoso fra tutti l’Avvocato Cavaliere Ernesto Maltese, in elegante doppio petto grigio gessato, taglia calibrata, mi diceva “Peppuzzo fammi rivedere i numerali ché riguardando qualcosa di nuovo sempre si trova!”, e fatalmente trovava sempre (o meglio gli piaceva trovare sempre) qualcosa per le sue collezioni. Poi si allontanava, tornava sui suoi passi e mi porgeva una caramella!

Tra i “grandi vecchi” che ricordo da sempre c’era il Ragioniere Giacomo D’Ippolito: più brillantina che capelli, elegante in “principe di Galles”, intercalava ogni dire lodando nostro Signore: “Santo Dio” e poi pensoso integrava con “ma… ma ma….”.

Nel Circolo, così lo chiamavamo tutti, si era formato negli anni  un certo stile intentato alla tolleranza e alla piacevole convivenza; qualche carattere spigoloso veniva blandito, talvolta più deriso bonariamente che avversato: la pazienza è dote indispensabile e propedeutica del collezionista, questa lo introduce alla riflessione ed alla temperanza.

Tra i grandi vecchi anche Attilio Negrì uno dei soci fondatori: frequentava poco l’Associazione, ma lo incontravo spesso perché nel negozio di Via Generale Magliocco acquistavamo  classificatori  ed altro, a volte di sera anche dopo cena, nelle tiepide serate della Primavera palermitana. Il negozio restava aperto fino a tarda notte. Un uomo di carattere. rimasi stupito il giorno in cui gli vidi vendere alcuni francobolli dell’Unione Sovietica oltre il prezzo di catalogo. Uscito il cliente disse con solennità: “erano francobolli rari e … non li aveva mai chiesti nessuno in tanti anni”.

Il dottor Nino Aquila, sempre estremamente determinato, attivo e volitivo, si avvicinava sempre a curiosare tra le cose sistemate sui tavoli e spesso trovava di che soddisfare l’innata curiosità filatelica; si scorgevano i segni del rigore metodologico e l’inclinazione allo studio che l’avrebbe condotto a collezionare, coi risultati che tutti apprezziamo, ben altre rarità e a dare alla filatelia siciliana il lustro di un ulteriore Albo d’oro e alla letteratura filatelica internazionale un pilastro quale l’opera “I FRANCOBOLLI DEGLI ULTIMI RE”.

Segretario il giovane dott. Alfredo Alabiso: serio, sempre indaffaratissimo: costruttivo, razionale e razionalizzatore.

Il dott. Francesco Orlando con annessa pipa, era anche Egli tra gli interlocutori di mio padre che via via si addentrava nelle ancora molto “secrete cose” della storia postale. Riflessivo e di poche parole era più incline al verbale quando mostrava qualche pezzo delle sue splendide collezioni di storia postale siciliana costruite quando vi era possibilità di scegliere, con l’arguzia di chi precorre i tempi dell’evoluzione della filatelia.

A palazzo Mazzarino conobbi anche i giovanissimi “fratelli Amoroso”: così li chiamavano tutti, senza distinguerli, come se si trattasse di una “Premiata Ditta”.

Erano molto affettuosi con me, specie “il più piccolo” (di statura), così pensavo tra me e me. Da subito Andrea e Salvo Amoroso avrebbero contribuito in modo determinante alle iniziative e alla vita stessa dell’ U. F. S., con grande intelligenza, impegno e altrettanto merito.

Altro binomio era quello della famiglia Perricone: papà Ugo un omone alto robusto ed elegante era seguito come un’ombra di simile misura dal giovane figlio Giulio, attento serio ed interessato, come me già visibilmente ed indissolubilmente rapito dal fascino della filatelia.

Ricordo bene una figura, forse non molto in vista, che ai più potrà essere sfuggita negli abissi della memoria, l’anziano  Ettore Lo Giudice calmo e pacato, piccoli occhi tondi e azzurri, lo sguardo acquoso si illuminava alla vista dei “pezzi” che gli mancavano.

Altro personaggio vecchio stile era Giovanni Terranova: capelli Rossi, lentigginoso e pacato, già avanti negli anni, fumatore da competizione: collezionista di classici europei, mi insegnava con pazienza e dovizia di particolari le caratteristiche delle varie emissioni antiche.

Figura indimenticabile è il dottor Pietro Martorana, già presidente dell’U.F.S.. Personaggio estroso di carattere vivacissimo, cordiale deciso ed irascibile, gran raccoglitore di francobolli usati della Repubblica Italiana: “mazzettista industriale” di larghe vedute e  investitore. Rimasi impressionato quando un giorno, forse nel 1979, ci recammo con mio padre, nella sua abitazione di  viale della Libertà. Ci accolse in giacca da camera amaranto e ci fece entrare in un ampio salone di circa 35 metri quadrati. C’erano francobolli usati in mazzette da cento in ogni luogo: a destra un’intera parete era coperta da cassoni di legno ricolmi di mazzette. Ricordo in particolare la mazzetta completa in quartine della serie “Democratica” e ancora a centinaia di serie, tutte le emissione pregiate del primo periodo della Repubblica, nessuna esclusa.

In un angolo, due metri cubi del francobollo da 50 Centesimi della serie “Italia al lavoro” del 1951, in pacchi di doppi fogli nuovi da 10.000 pezzi cadauno, ancora con l’imballaggio del poligrafico dello Stato: percepito il nostro stupore ci guardò e aggiunse tralatizio : “Anche piccole cose possono dare grandi soddisfazioni”.

Personaggio unico era Filippo Giafaglione, vero “mercante di francobolli”, tabagista e faceto barzellettiere, d’indole bonaria commerciava per professione pur senza tener negozio.

Conosceva tutti e tutti lo conoscevano, trovava sempre materiale interessante a buoni prezzi e così in gran fretta lo rivendeva. In genere ciò che aveva comprato in giornata non arrivava a trascorrere la notte in casa sua, non fosse altro che per principio di “veloce circolazione”, cui era più  devoto che dedito.

Era arrivato a Palermo da Roma alla fine degli anni cinquanta. Verso il 1980, dopo una disavventura filatelica, andò a vivere e operare a Bologna per poi tornare definitivamente a Roma.

Il Cavaliere Salvatore Marino era persona affabile e di grande educazione, frequentava poco il circolo ma lo incontravamo ogni tanto a casa sua, era molto affettuoso e cordiale: orgoglioso ed entusiasta quando mostrava i suoi ultimi ritrovamenti d’archivio.

Il Professore Ottavio Ziino, discendente di una delle più importanti famiglie di filatelisti siciliani, ritornò a frequentare l’U.F.S. solo a metà degli anni 70’, forse dopo il pensionamento e avendo ripreso la collezione degli annulli siciliani, ebbe con noi in quegli anni un’intensa frequentazione. Quando il desiderio degli pezzi mancanti prendeva il sopravvento sulla sua innata parsimonia, esorcizzava la spesa con la frase “allora facciamo l’assegnino?“. Sembrava che il termine riduttivo “assegnino” servisse obiettivamente a ridurre la spesa ed il plurale maiestatis … a sopportare l’esborso insieme ad imprecisati terzi, condividendo con essi la triste ma ineluttabile sorte! Più volte ci disse di essersi amaramente pentito della vendita dell’importante collezione di francobolli di Sicilia del padre.

Come spesso accade in campo filatelico, molti soci, così come mio padre, avevano cominciato come semplici collezionisti, ma a forza di acquistare lotti e collezioni in quantità si erano ritrovati con una massa di materiale doppio o non più di proprio interesse. Pertanto avevano affiancato all’hobby una sorta di attività di scambio sottesa ad arricchire le collezioni. Di questo gruppo di giovani leoni facevano parte: Tommaso Occhipinti, Antonino Mazzola,  Baldassare Siracusa, Giuseppe Di Silvestri, Virginio De Gaetano, Antonio De Pasquale, Luigi Cellura e Nino Giuffrida, poi ritrasferitosi a Catania.

Avevo osservato fin da allora che  i motivi e quindi il modo di accostarsi e di vivere la filatelia erano e sono diversi per ogni collezionista, diversi e a volte …bizzarri. Un socio per esempio, ora passato a (sicuramente) miglior vita, trovava talmente piacevole scambiare e commerciare francobolli che spesso, se non sempre, li rivendeva …sotto costo pur di “operare” nel settore.

Il dott. Mario Imburgia, era un pacifico grosso Signore di mezza età che spesso faceva binomio col Colonnello Antonino Catanese: si occupavano di tutti i settori della filatelia tradizionale, ma specialmente di mazzettame italiano e usati europei, con intenti collezionistici, di accumulazione e d’investimento… talvolta incomprensibili ai terzi. Ma erano altri tempi e accumulare mazzette di “teste piccole” d’Europa… aveva un senso.

Recandoci al Circolo spesso passavamo a prendere sotto casa sua il Cavaliere Giovanni Achiardi. Era un vecchio collezionista, Persona gentilissima e di squisita educazione: un vero galantuomo di stampo antico per il quale, così come per tanti altri, la filatelia era solo un pretesto per stare in compagnia.

In quegli anni l’attività filatelica era frenetica e naturalmente non si svolgeva solo al Circolo, ma …il seguito alla prossima puntata, come solevano dire le annunciatrici televisive negli anni 60’.

Chiudo chiedendo venia a coloro che  non ho citato, di alcuni non ho mai saputo il nome, benché visivamente e affettivamente mi siano presenti… 

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Dic 2, 2017 | Posted by | Commenti disabilitati su HomeSlider
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