Il bugiardo che è in noi … i mille volti di Pinocchio e della filatelia  

(di Giuseppe Di Bella) Uno dei primi francobolli che mi vennero regalati da bambino fu proprio quello italiano che celebrava Pinocchio. Rosso, attraente, espressivo, col burattino in primo piano e i bimbi che lo guardano allegri e incuriositi. Non sapevo ancora leggere e della favola conoscevo qualche episodio che mi era stato raccontato più per educarmi ed ammonirmi che non per divertirmi. Più tardi lessi il libro che faceva parte di una collana di letteratura per bambini e ne rimasi affascinato come capita a tutti quelli che leggono il romanzo per la prima volta. Pinocchio e il relativo francobollo entrarono quindi a far parte della mia vita così come è accaduto a centinaia di milioni di abitanti di questo Pianeta.

I grandi capolavori nascono dotati della capacità di attraversare i secoli e di rimanere attuali, attirando continuamente l’attenzione del genere umano.

Le avventure di Pinocchio riscuotono da oltre un secolo un ininterrotto successo in tutto il mondo e tanti studiosi di pedagogia e psicologia, oltre che di letteratura e sociologia, si sono chiesti il perché: molteplici studi hanno identificato nella preminente natura bugiarda del burattino di legno la peculiarità attrattiva che gli ha dato fama e immortalità.

E che mentire possa far parte della vita di tanti… è esperienza comune. Che possa far parte di un illusorio quanto inutile e precario successo dell’uomo, specialmente nel sentire di qualche politico, è fatto risaputo. In fin dei conti i politici inevitabilmente ci “rappresentano” in tutto anche nella nostra natura complessa e nelle sue debolezze, tra le quali la bugia non è ultima.

La bugia e un inganno per gli altri e per se stessi. E’ spesso intrinseca ad una personalità narcisista che crea una falsa immagine di se, di altri o di altro, preordinata ad evitare una verità che non si vuole mostrare o accettare. Mentire serve a manipolare la realtà per influenzare e controllare pensieri, opinioni, sentimenti e quindi i comportamenti altrui.

Paradossalmente, pur essendo un processo psicologicamente complesso, spesso si mente “spontaneamente” persino credendo alle proprie bugie. A comprova di ciò, sappiamo che i bambini iniziano a mentire in tenera età e a volte in modo molto convincente.

Pinocchio ha sempre affascinato grandi e piccini (si dovrebbe dire al contrario), anche per il suo cammino di redenzione, per la metamorfosi che infine lo trasforma in un bambino “vero” e buono, e anche il suo costante desiderio del “bene”, pur difficile da realizzare, fa spesso parte del nostro bagaglio genetico, educazionale e culturale.

E forse questa favola piace tanto perché il testo profila una speranza per tutti (politici inclusi), quella di guadagnare la trasformazione da burattini, che non sanno far altro che mentire e cedere alle tentazioni, in esseri umani “di carne e ossa”: uomini responsabili che non svendono più l’abecedario acquistato col ricavato della vendita della casacca di papà Geppetto rimasto, solo per amore, in maniche di camicia in pieno inverno.

Ma è proprio la speranza il messaggio preminente di questo grande libro? la sua chiave di lettura? E’ una delle tante. La speranza è intrinseca all’uomo e si esprime anche in un anelito indeterminato di quell’orizzonte mobile che è il futuro, di cui tutti abbiamo continuamente necessità per vivere un attimo e un secolo ancora. Il futuro non ha alternative, qualunque esso sia.

Il testo è certamente originale, anche per la concezione socio-pedagogica innovativa che aprì ad una nuova visione della letteratura per l’infanzia. Pinocchio non è una semplice fiaba: al centro delle disavventure del piccolo e legnoso burattino vi sono le esperienze della vita reale che costituiscono prove ardue e pericolose, a volte mortali. Gli inganni del gatto e la volpe, la cattiveria solo brevemente redenta di Mangiafuoco, che terrorizza i suoi burattini fino a minacciare di usarli come legna da ardere, il grillo che Pinocchio uccide, non solo metaforicamente, perché non vuole ascoltare la voce della ragione. Gli errori che Pinocchio ripete pur avvisato. Un testo profondamente umano e fin troppo attuale.

Le avventure di Pinocchio sono un capolavoro alchemico della letteratura. Rimane ineguagliata l’immedesimazione in una realtà concettuale morale proposta in modo inscindibile da un mondo fantastico. Geppetto che tutto sommato vive meglio nel ventre del pescecane e non tenta di fuggire se non quando Pinocchio lo spinge a farlo, il “campo de’ miracoli”, il paese di acchiappacitrulli dove si attende che germoglino le monete sotterrate … situazioni e personaggi paradossali, impossibili, eppure saldamente legati alla realtà sociale e psicologica dell’uomo ed alle sue debolezze.

Personaggi assolutamente metaforici ma dai tratti pienamente umani, veri e falsi come il paese dei balocchi in cui parte dell’Occidente vive oggi: un’illusione dalla quale in un’alba imprecisata ci risveglieremo trasformati in asini, e forse le nostre orecchie equine sono già visibili, nascoste solo dai miti di cartapesta, dall’egoismo e dal consumismo totale, con il quale stiamo cannibalizzando il Pianeta e quindi noi stessi.

Il paradosso umano è in agguato: distruggiamo la nostra unica casa. La “sostenibilità” per l’ecosistema dei nostri modelli di vita è un concetto ancora ignorato da miliardi di persone e da troppi Stati. La Fata Turchina non sarà indulgente con noi e la volpe alla fine di una vita fatta di espedienti, rapine e truffe agli altri e a se stessa, venderà ancora la sua coda perché venga usata come scacciamosche.

E Pinocchio è egli stesso fautore e vittima di un paradosso come quando chiede giustizia e il vecchio barbuto gorilla, giudice invero eccentrico, lo condanna alla prigione per ingenuità, perché reo di essersi fatto derubare dal gatto e la volpe. Pinocchio così va in carcere e vi resta per quattro mesi, fino a quando l’imperatore, per celebrare una grande vittoria, concede un’amnistia a tutti i delinquenti. Ma Pinocchio è innocente e non avendo quindi i requisiti criminali necessari per essere liberato… rischia di rimanere in galera: ma il burattino ha spirito italico e trova subito la soluzione: dichiara di essere un gran furfante e viene scarcerato!

Il testo è immediato, iconico, incalzante, fugge dagli occhi alla mente e si deposita sull’anima, in una tempesta di sentimenti in cui la pietà trova un posto preciso e trasversale, nella riflessione sulla condizione umana. E’ un romanzo sulla vita, un’opera morale, una metafora di quei caratteri primordiali che all’uomo pervengono dalla notte dei tempi e che sono proiettati, come uniche certezze, in un futuro indefinito ed indefinibile ma che nei nostri pensieri è spesso distopico.

Nel testo si coglie un geniale paradosso: Pinocchio è già profondamente umano anche quando è ancora di legno, con la sua concezione puerile e ingenua, egoistica e insensata, ineluttabilmente fiduciosa nella vita: coltiva i difetti più comuni ed intrinseci dell’umanità ed ha in se l’affermazione tragica dell’irredimibilità di alcuni di essi.

Collodi utilizza una metafora efficace: la speranza e la salvezza, sono infine la stessa cosa. E’ il ritratto di Dorian Gray capovolto: le nefandezze del burattino rimangono, al termine di questo percorso, in quel pezzo di legno immoto e senza più vita, e nasce un uomo nuovo.

Conosciamo la storia scritta nel libro, ma non sappiamo la storia del libro, della sua  concezione e della sua genesi. Forse questo capolavoro nasce per caso, come spesso accade. Lorenzini non svela i retroscena dell’opera né le sue premesse, ed è opinione diffusa che il testo esiti dall’animo stesso dell’autore, dalle sue esperienze. Pinocchio è lo stesso Collodi … inevitabilmente.

A Lorenzini venne richiesto un racconto per il Giornale dei Bambini. Scrisse il primo capitolo e lo inviò alla testata accompagnandolo con un biglietto: “Ti mando questa bambinata, fanne quel che ti pare; ma se la stampi pagamela bene per farmi venire la voglia di continuare”.

Continuò a scrivere il racconto che venne pubblicato a puntate con il titolo “Storia di un burattino”. La prima edizione integrale venne pubblicata nel 1883 a Firenze, con i tipi degli editori Paggi, col titolo “Le avventure di Pinocchio – Storia di un burattino ”.

Da quel momento Pinocchio è stato oggetto di un numero incredibile di edizioni in Italia ed in tutto il mondo. E’ stato tradotto in 260 lingue ed è divenuto un soggetto teatrale e cinematografico: celebre l’adattamento Disneyano la cui vendita in home video, non conosce stasi.

Nessun fenomeno di massa, nessun avvenimento di rilievo sociale, è mai sfuggito all’enciclopedica concezione del mondo specifica della filatelia e dei filatelisti. Pinocchio non fa eccezione. La filatelia infatti è sempre un’opportunità culturale e anche un semplice francobollo può determinare molteplici occasioni di approfondimento che vanno ben oltre il semplice collezionismo.

Infatti, Carlo Lorenzini, che adottò lo pseudonimo di Collodi in onore della madre che era nativa di quel paese, ed il suo celebre burattino, sono stati ricordati con diverse emissioni filateliche in tutto il mondo.

Molte sono le collezioni filateliche tematiche e storico postali aventi ad oggetto il burattino di Lorenzini e i francobolli dedicati a lui ed ai personaggi della fiaba.

L’Italia ha emesso nel 1954 un francobollo dedicato a Collodi ed alla sua marionetta: l’occasione fu l’organizzazione in quell’anno a Pescia, luogo di nascita dello scrittore e giornalista (1826 – 1890), di una serie di manifestazioni per ricordare il famoso concittadino, e celebrarlo come autore del libro per bambini più diffuso nel mondo.

Il francobollo raffigura in primo piano Pinocchio ed in basso cinque bambini che rappresentano i Continenti. Il soggetto è opera del prof. Attilio Mussino, unanimemente riconosciuto come il maggiore e miglior interprete grafico dell’opera di Collodi.          

Lo stesso francobollo esiste in una rara versione (20 esemplari conosciuti) stampata casualmente su una striscia di “carta seta”, utilizzata per congiungere due bobine di carta filigranata (valutazione di catalogo 45.000 Euro cadauno).

Ma le peculiarità di questa emissione non finiscono qui. Infatti il francobollo emesso dall’Italia venne soprastampato con la sigla AMG-FTT (Allied Military Government – Free Territory Trieste)  per essere utilizzato appunto nei territori triestini (la così detta zona “A”) ancora sotto l’amministrazione di occupazione alleata. Ma con l’accordo del 5 Ottobre 1954, era stata concordata la restituzione all’Italia dell’amministrazione della zona “A”, fissata per il 13 novembre 1954 e pertanto l’intera tiratura del francobollo già soprastampato, venne incenerita. Solo pochissimi esemplari sfuggirono alla distruzione ed il loro attuale valore di catalogo è di 32.000 Euro cadauno.

Tornando al libro ovvero alla sua prima edizione, una rarissima copia, in buone condizioni di conservazione, è stata aggiudicata ad un anonimo collezionista per 35.000 Euro nel corso di un’asta organizzata dalla Bloomsbury Auctions di Roma. Si tratta in realtà di una delle poche copie di questa prima edizione ancora esistenti che si trova in mani private.

Una delle raccolte più ampie delle edizioni di Pinocchio, si trova nella Biblioteca Marucelliana di Firenze, mentre la più importante collezione privata è la raccolta di Fabrizio Peli, che si compone di oltre 1200 pubblicazioni.

Abbiamo dunque visto come un semplice francobollo possa stimolare la curiosità culturale e quanti livelli di approfondimento, che abbiamo solo accennato, sono possibili. La filatelia in realtà è principalmente questo: uno stimolo continuo allo studio, alla conoscenza e all’erudizione culturale. Uno spazio senza frontiere.

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Dic 2, 2017 | Posted by | Commenti disabilitati su HomeSlider
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