La vittoria stracciata: la caduta del fascismo in un francobollo diviso a metà   

(GDB) Innumerevoli sono i casi in cui le corrispondenze viaggiate costituiscono anche una documentazione della storia sociale del nostro Paese, fotografando comportamenti esemplificativi dello spirito popolare.

Il caso che trattiamo è particolarmente significativo dei risvolti sociali postali della caduta del Fascismo e ancor più dell’eclisse di una vittoria troppo in fretta cantata.

Il 14 agosto 1942, nel pieno del secondo conflitto mondiale, venne emessa in Italia una serie di dodici francobolli con lo scopo di propagandare la guerra in atto e più esattamente di infondere fiducia nel popolo in merito alla “sicura vittoria” finale dell’asse Roma – Berlino.

I dodici valori riproducevano a sinistra i francobolli della serie “imperiale” del 1929 da centesimi 25, 30 e 50, e a destra quattro vignette di propaganda dedicate all’esercito, alla marina, all’aeronautica e alla milizia fascista.

Le quattro vignette riportavano ognuna un motto inneggiante all’immancabile vittoria che sarebbe tornata a splendere “sui colli fatali di Roma”:

“Tutto e tutti per la vittoria“

“La vittoria sarà del tripartito“

“La disciplina è arma di vittoria”

“Armi e cuori devono essere tesi verso la meta”

La “promozione” del conflitto venne contemporaneamente affidata ad un’altra serie di sei francobollo denominata “fratellanza d’armi” che enfatizzava l’alleanza coi tedeschi.

Dal punto di vista militare, nel 1942 la vittoria sembrava ancora possibile ma gli sviluppi del conflitto furono nefasti e portarono alla caduta del Fascismo, all’armistizio di Cassibile, reso noto l’8 settembre 1943, e quindi alla formazione del governo Badoglio.

Il dramma politico e umano di Benito Mussolini, che coinvolgeva tutto il Paese, si consumò nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943, che decretò la fine del Fascismo e del suo Duce che venne arrestato e rinchiuso nella prigione del Gran Sasso d’Italia.

L’Italia piombò nel caos e anche i francobolli di propaganda subirono le conseguenze dell’armistizio. La lettera che vediamo riprodotta è uno degli esempi di utilizzo dei francobolli di propaganda di guerra, previa asportazione della vignetta “bellica”. Questa pratica fu in uso specialmente nei territori del così detto Regno del Sud, dove quei motti erano ormai decisamente fuori luogo.  Successivamente, al Nord, nei territori della Repubblica Sociale Italiana, questi francobolli vennero soprastampati con la sigla GNR – Guardia Nazionale Repubblicana (altrove Guardia Nera Repubblicana) e successivamente con la dicitura “Repubblica Sociale Italiana” o col semplice fascio o con entrambi, sull’effige del Re.

 

La missiva in esame ha di particolare la data, infatti il bollo di partenza di Palanzano (Parma), certifica che essa è stata inoltrata il 26 luglio 1943, ovvero il giorno successivo alla caduta del Fascismo.

I francobolli, pur privati della vignetta, conservavano di fatto, se non di diritto, il loro valore di affrancatura. Il mittente strappò appunto le vignette e, come vediamo, le utilizzo come chiudilettera al retro della busta…e così la vittoria si eclissava.

L’immediatezza dell’atto ammonisce sulla mutevolezza dell’animo umano, e quindi del popolo, ovvero su quanto fosse agognata, da una parte della popolazione, la fine del Fascismo e della guerra. Nell’uno o nell’altro caso, questa lettera è monito a chi in ogni tempo governa, avvisando di quanto equilibrio e quanta cura morale e materiale abbisogna la cosa pubblica e l’autorevolezza dello Stato per essere mantenuta salda e credibile al di sopra di ogni contingente convenienza politica.

In Italia è storia antica, lo insegnano Roma e Siracusa fin dall’Ottavo secolo prima di Cristo: reggendosi lo stato in Monarchia o in Repubblica, Re e Tribuni incapaci o soggiogati dalla cupidigia di potere, spesso divenivano tiranni e demagoghi, fomentando e compiacendo le passioni irrazionali del popolo e dicendo ad ogni passo di voler fare la storia…

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Dic 2, 2017 | Posted by | Commenti disabilitati su HomeSlider
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