Una frode postale … artistica

Michelangiolesca EVA

Essendo coinvolti Michelangelo e Donatello, questa frode assume il sapore di un capolavoro d’arte figurativa italiana.

Ma le truffe, anche quelle postali, hanno sempre come obiettivo un lucro illecito, un raggiro illegale. Cerchiamo ora di sbugiardare l’anonimo truffatore esaminando nel dettaglio questo interessante caso di frode.

La lettera (foto parziale) è affrancata in perfetta tariffa per Lire 3.000, ovvero primo porto ordinario Lire 600, oltre Lire 2.400 per diritto di recapito Espresso: è stata spedita da Palermo in data 28.12.1986, con destinazione Terrasini (PA), dove giunse il giorno dopo.

I tre francobolli da 1.000 Lire che compongono l’affrancatura, appartengono ad emissioni alquanto remote rispetto all’epoca di utilizzo:

Il 1.000 tipo San Giorgio che vediamo alla nostra destra, è del tipo calcografico emesso nel 1957;

Il 1.000 Lire tipo Michelangiolesca che vediamo al centro, è stato emesso nel 1961;

Il 1.000 Lire tipo San Giorgio che vediamo alla nostra sinistra, è del tipo fluorescente emesso nel 1969.

I famosi e splendidi soggetti di queste emissioni, sono tratti dagli affreschi della Cappella Sistina per la michelangiolesca e dalla testa di San Giorgio di Donatello, conservata presso il Museo nazionale di Firenze.

Questa strana affrancatura attira subito l’attenzione, proprio a causa dell’uso tardivo di questi valori, ma anche per l’indubbia bellezza dell’inusuale insieme anche cromaticamente elegante con il suo rosso e carminio.

Va detto che questi valori sono ancora oggi in corso e quindi nessuna irregolarità formale  si evidenzia nel loro uso tardivo rispetto alla data di emissione, ma nel caso in esame il tempo trascorso appariva comunque sospetto.

L’utilizzo diffuso di questi valori, via via scemato negli anni ’70, si esaurisce verso il 1981 in coincidenza con l’emissione della serie Castelli d’Italia, che sostituisce di fatto le precedenti ordinarie in uso, pur non ponendole fuori corso.

Successivamente sarà la serie Italia Turrita (o moneta siracusana) ad essere messa fuori corso nel 1988, mentre i valori della San Giorgio e della Michelangiolesca, come abbiamo detto, sono paradossalmente ancora in corso, avendo essi, come stabilito dal decreto di emissione, “validità permanente”, così come tutti i francobolli italiani emessi a far data dal 1967.

Quindi questa triplice coincidenza di uso tardivo si presentava veramente strana. Esaminato il francobollo da Lire 1.000 della Michelangiolesca, si evidenziò subito che era già stato utilizzato e il precedente annullo (in foto indicato dalla freccia rossa) era completamente visibile, anzi letteralmente “evidente” ad occhio nudo.

Non basta: a forte ingrandimento anche gli altri due valori sono risultati riusati in frode: quello di destra presenta ancora frammenti di annullamento, mentre in quello di sinistra il timbro è stato cancellato e mostra delle abrasioni, prodotte verosimilmente dall’azione di una gomma per inchiostro.

La conclusione è evidente; l’impiegato addetto all’affrancatura della corrispondenza di questo Ente ha perpetrato questa frode postale (e non credo sia stata l’unica) per intascare le 3.000 Lire dell’affrancatura e per ottenere questo risultato ha “riciclato” questi valori già usati.

La frode, inopinatamente, non venne scoperta o venne ignorata con buona dose di superficialità. In realtà riscontriamo che negli anni ’80, gli addetti del servizio postale (pubblico), erano divenuti poco attenti ai fenomeni di riutilizzo in frode dei valori postali. Forse a causa della mole di corrispondenza trattata o forse per un invalso lassismo, favorito dall’apparente marginalità delle cifre lucrate dai truffatori. Verosimilmente si cercava anche di evitare il “fastidio” della complessa procedura di tassazione, che in termini reali costava all’Ente invero più di quanto recuperabile.

E pensare che una delle preoccupazioni principali del Governo Britannico di Sua Maestà la Regina Vittoria, all’epoca dell’esordio dei francobolli, era proprio quella di impedirne il riutilizzo.

La frode postale può oggi sembrare poca cosa, quasi un peccato veniale da poveracci, ma in merito occorre fare due considerazioni: nell’Ottocento il costo dell’affrancatura era in termini reali molto superiore a quello attuale e poi in genere chi froda(va) le Poste, lo fa(ceva) in modo sistematico e continuo. Non inganni dunque l’apparente esiguità delle singole cifre, che vanno sicuramente … moltiplicate.

 

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Dic 26, 2018 | Posted by in Articoli | Commenti disabilitati su Una frode postale … artistica
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