I francobolli per chi ha fretta: gli espressi dell’Officina Carte e valori di Torino

(di Nicolino Parlapiano) Per quanto sia inusuale, anche sulla soprascritta di lettere prefilateliche si trova la dicitura “per espresso”. Il motivo è da ricercare nella speranza del mittente di vedere recapitata la lettera con una certa premura, ovvero che fosse trattata con riguardo. Al proposito vale la pena rilevare che su molta corrispondenza vi appare la dicitura manoscritta “preme”, “pressante” e simili.

In effetti la necessità di consegne veloci viene avvertita con lo sviluppo delle attività commerciali nella seconda metà del XIX secolo, tuttavia si continua a far uso di raccomandate, almeno per l’interno.

Bisogna attendere il Congresso U.P.U. di Lisbona del 1885 per sentir parlare di espresso in termini di servizio postale. Questo Congresso ebbe una durata particolarmente lunga (dal 4 febbraio al 21 marzo) e molte furono le novità discusse: il limite dei pacchi postali viene elevato da 3 a 5 kg, vengono valutati i pacchi ingombranti, si parla di pacchi gravati da assegno. Viene data la facoltà al mittente di ritirare la corrispondenza già spedita (ma non recapitata) o di rettificarne l’indirizzo, La ricevuta di ritorno, prevista già in molte convenzioni bilaterali, verrà restituita al mittente in una busta raccomandata d’ufficio.

La convenzione principale include anche le cartoline postali con risposta pagata, specificando l’obbligo di rinviare la parte “risposta” ricevuta da altri membri dell’Unione anche se non sono previste nel proprio ordinamento interno.

La proposta di introdurre il servizio di recapito per espresso tra i Paesi aderenti all’U.P.U. viene avanzata dagli Stati Uniti d’America che ne avevano allo studio l’introduzione. Il primo esemplare fu infatti americano e vide la luce il 10 ottobre 1885. Il servizio, tuttavia, era limitato ai soli uffici principali, solo da questi venduti al pubblico ed erano gli unici che svolgevano il servizio. L’Italia non prevedeva il servizio, comunque si attivò.

Ammissione del servizio in Italia

Il servizio fu introdotto con l’art. 2 della L. 6889 del 12 giugno 1890 (ma già previsto sempre all’art. 2 del Testo Unico delle Leggi Postali del 20 giugno 1889 n. 6151 modificato con la Legge n. 6889 ) in cui fu ammesso l’invio per posta di oggetto da recapitarsi per espresso  sui quali, tuttavia, si eccettuava eventualmente la privativa postale. Il servizio ebbe inizio il 20 luglio successivo.

Al capo XV, art. 119 “Delle corrispondenze da recapitarsi per espresso”, viene precisato che il mittente ha la facoltà di richiedere il servizio spedendo ogni forma di corrispondenza, ma qualora si trattasse di assicurate, quantunque gravate da assegno, l’obbligo dell’Amministrazione si limitava agli avvisi  del loro arrivo, con indicazione della provenienza e dei nomi dei mittenti, salvo ai destinatari di curare il ritiro delle corrispondenze stesse.

All’articolo successivo vengono precisati i requisiti per accedere al servizio, consegnando la corrispondenza all’ufficio postale che, però, non rilascia ricevuta (prevista qualora venga richiesta anche la raccomandazione o l’assicurazione del piego), ovvero siano lasciate in buca o nella cassetta postale, purché sieno regolari tanto nella forma, quanto nella francatura, ovvero presentino l’indicazione per espresso. Gli oggetti in partenza vengono inviati con i mezzi ordinari, assicurando solo la consegna nel modo più sollecito.

All’ultimo capoverso dell’art. 120 viene concessa la facoltà al mittente degli oggetti da recapitarsi nella stessa località di impostazione di consegnarli direttamente agli uffici del telegrafo (se non raccomandati o assicurati) dopo aver fatto annullare i francobolli all’ufficio postale.

Il recapito è limitato alle località con ufficio postale o collettoria e la consegna è prevista solo nell’ambito della cinta daziaria della località: la consegna, oltre questi limiti è prevista con un ulteriore addebito, a carico del destinatario, fissato in un massimo di 30c per chilometro, riscossi con una annotazione sopra l’indirizzo dei singoli oggetti dagli ufizi di posta o del telegrafo a seconda che gli uni o gli altri provvedano al recapito e dovrà essere corrisposto … agli agenti incaricati del trasporto . Analogo trattamento è previsto per la recapito su navi ormeggiate, in quanto era necessario il noleggio di una barca, ma in questo caso il mittente poteva anticipare una soprattassa fissa di 1 lira. Il destinatario aveva facoltà di rifiutare il ritiro delle lettere gravate si soprattassa; il piego non veniva consegnato e posto tra i rifiuti e restituiti ai mittenti che erano tenuti a rimborsare l’Amministrazione delle soprattasse previste. Tuttavia a coloro che avessero già rifiutato di pagare una qualsiasi tassa supplementare non veniva effettuata la consegna fuori la cinta daziaria.

All’art. 122 l’Amministrazione declinava qualsiasi responsabilità sullo smarrimento degli espressi, tranne se la lettera non fosse anche raccomandata o assicurata. Non garantisce neppure l’inoltro immediato a destinazione, qualora per qualsiasi motivo l’ufficio non disponesse di mezzi per l’esecuzione.

Il regolamento prevedeva, inoltre, che il destinatario potesse richiederlo. In questo caso si applicavano i segnatasse corrispondenti al porto dovuto (25c nell’ambito del comune ed eventuali 30c per ogni chilometro fuori da esso).

Inizialmente la corrispondenza inviata per espresso veniva contrassegnata soltanto con una etichetta di colore violaceo predisposta dall’Amministrazione Postale recante il contrassegno Mod. 24 a cui faceva seguito l’anno. La prima etichetta che conosco reca l’anno di edizione 1893.

In seguito i colori variarono, talora le etichette non erano apposte ed in loro vece il mittente indicava manualmente la richiesta del servizio.

E’ noto qualche caso in cui il mittente applicava sulla missiva una etichetta colorata su cui scriveva la parola Espresso.

 Caratteristiche tecniche

Tutti i valori realizzati dall’Officina Carte Valori di Torino furono stampati con il procedimento tipografico.

Il foglio, con duecento impronte complessive, veniva suddiviso in quattro parti separate da interspazi orizzontali e verticali. Al centro, nel senso verticale, veniva perforato per facilitare la separazione. La distanza tra i valori dentellati variava da mm. 20 per l’interspazio orizzontale ai mm. 25 di quello verticale.

La dentellatura è sempre 14 x 14¼  con perforazione a pettine. Filigrana corona. Talvolta appare capovolta.

L’altezza delle diciture di contorno, sia esterne che nell’interspazio non sono sempre uguali per posizione o valori. Normalmente l’altezza di quelle esterne alla composizione di 200 e quelle inserite nell’interspazio orizzontale sono di mm. 5, quelle dell’interspazio verticale sono di mm. 4.

Gli uffici a maggior traffico furono dotati di grandi bolli rettangolari su tre righe con caratteri solo simili tra le diverse direzioni provinciali che venivano apposti talora in rosso come a Roma (di mm. 60 x 28) e Milano (stesse misure di Roma ma con caratteri completamenti diversi) ed in nero come a Torino (mm. 67 x 29).

I francobolli per il servizio per l’interno

Tredici anni dopo l’introduzione del servizio apparve il primo francobollo specifico.

Il diritto nel frattempo era rimasto invariato ed il primo francobollo fu di 25c nel colore rosso, distribuito il 10 giugno 1903.

Un foglio di prova di macchina su carta grigiastra reca la tavola 4680 il che significa che il lavoro era stato iniziato già nel 1901, tuttavia  per l’enorme tiratura abbiamo anche le tavole 5604 (allestita verso il 1906/1907) con cui fu anche allestita la tiratura dell’esperimento aereo del 1917 e 6325 (allestita nel 1911-1912).

Sono note alcune varietà di dentellatura, le solite note per quasi tutti i valori stampati in tipografia: non dentellato, non dentellato in alto in quanto la dentellatura superiore è spostata al centro del francobollo, dentellatura fortemente spostata nei due sensi e la doppia dentellatura.

E’ molto comune su lettera in quanto la tariffa rimase fissa fino al 28 febbraio 1919, successivamente lo troviamo in coppia fino al maggio 1920. Vale la pena rilevare che nello stesso periodo un espresso spedito all’estero scontava una tariffa di 30c, mentre per l’interno ne occorrevano 50. Fu posto fuori corso il 31 marzo 1924 ma già da tempo non era più adoperato.

E’ da segnalare il falso di Milano del 1920, stampato in zincografia su carta spessa e dentellato 11 ½.

All’inizio del nuovo secolo il ricorso del pubblico al nuovo servizio fu notevolissimo. Nel 1912 furono consegnati oltre sette milioni di espressi, il che pose in difficoltà l’Amministrazione Postale che rischiava di non poter garantire la celerità necessaria soprattutto verso quella fascia di utenti che più ne necessitavano.

Il servizio di recapito fu implementato con gli espressi urgenti dal 10 maggio 1913. Furono previste particolari cassette d’impostazione, una diversa etichetta (mod. 24-I), il preavviso telegrafico alla località di destinazione affinché il fattorino rilevasse la corrispondenza per un più sollecito recapito. Il tutto con 40c invece dei soliti 25. Il servizio, però, fu soppresso dal 10 gennaio 1915 a causa del deficit di 52.000 lire che aveva provocato. In questo periodo, comunque, fu approntato anche il francobollo specifico che non sarà mai emesso contraddistinto dalla tavola 7060 che fu utilizzata completamente per il valore soprastampato per l’esperimento aereo del 1917 Napoli – Palermo – Napoli del 27 giugno e per il 25/40c del novembre. Di questo esemplare non esistono prove di archivio o di macchina su carta grigiastra così come senza una delle soprastampe.

Soprattutto per ragioni economiche, il nuovo esemplare posto in circolazione nel novembre 1917 viene ottenuto soprastampando buona parte della tiratura dell’espresso urgente eseguita nel 1912 e che non era mai stato emesso (parte della tiratura è stata già utilizzata – opportunamente soprastampata – per il francobollo destinato ad affrancare la corrispondenza trasportata per l’esperimento di collegamento aereo Napoli – Palermo – Napoli e venduto solo a Roma e in quelle città). Il numero di tavola è, ovviamente, il 7060.

La cura posta nell’allestimento della soprastampa (eseguita su mezzi fogli da 100) ha evitato tutte le varietà tipiche dei provvisori. Caratteristica la difettosa duplicazione di cliché che dà, in alcuni esemplari, l’impressione della doppia soprastampa che non esiste. La validità postale fu fissata al 31 dicembre 1926.

Fin dal marzo 1919 la tariffa del recapito espresso era stata elevata a 50c, ma il francobollo, del tutto simile al precedente, compare nel maggio 1920 e sarà adoperato in tariffa fino a tutto il dicembre 1921. Fu allestita una sola tavola: 9863.

Esiste non dentellato, con dentellatura fortemente spostata solo orizzontalmente o verticalmente. Sono note le prove di archivio. Anche questo valore, come il precedente da 25c, fu fatto oggetto di falsificazione ma a Roma, si conosce su lettera ed è alquanto raro.

Dal 1° gennaio 1922 la tariffa subisce un aumento del 20% passando a 60c. Bastano pochi giorni all’Officina Carte Valori per la realizzazione della provvista, almeno la prima parte, applicando “Cent. 60” sul nominale del 50c.

Molto probabilmente la fretta, comunque abbiamo un numero notevole di varietà appariscenti. La più interessante riguarda il salto verticale di soprastampa per cui abbiamo una coppia di 50c + 60c e, in basso, la soprastampa ripetuta sul bordo di foglio. Troviamo lo spostamento orizzontale della soprastampa fino a leggere “60 Cent.” e, verticalmente, a cavallo di due esemplari.

Nella lavorazione non furono scartati i fogli non dentellati. La tavola, ovviamente, è quella del 50c e fu tolto di corso il 31 maggio 1925.

In considerazione della differenza del prezzo di catalogo tra il 50c ed il 60/50c esistono pericolose falsificazioni per collezionisti. Il definitivo viene emesso il 6 ottobre 1922. La tregua degli aumenti tariffari, relativamente al recapito per espresso, durerà circa tre anni, fino al 15 marzo 1925 ed alla fine del 1925 sarà posto fuori corso.

Il definitivo viene emesso il 6 ottobre 1922. Le caratteristiche tecniche e l’aspetto complessivo lo rendono simile ai precedenti se escludiamo il nominale di 60c. Il numero di tavola è 11154. E’ noto non dentellato, non dentellato in alto in coppia con l’esemplare con doppia dentellatura orizzontale in basso. E’ nota la prova di archivio.

E’ stato largamente usato assolvendo la tariffa che rimase inalterata fino al 15 marzo 1925. Dal successivo 16 marzo passerà a 70c. La validità postale sarà fino al 31 dicembre 1925.

A seguito della concessione di spazi pubblicitari, negli anni 1924/25 furono posti in vendita valori postali con la parte superiore recante l’impronta del francobollo vero e proprio, in basso una vignetta pubblicitaria. Lo spazio dell’espresso fu concesso a Baci Perugina. Il valore non fu mai emesso, tuttavia la realizzazione dovrebbe risalire alla fine del 1924.

Dopo pochi giorni dall’aumento tariffario, l’11 aprile 1925, fu posto in vendita il provvisorio da 70c. La realizzazione è del tutto simile al 60/50c, ottenuta soprastampando tipograficamente il 60c. La tariffa da assolvere sarà in vigore fino al 31 agosto 1926 ma il francobollo è posto fuori corso già il 30 giugno precedente.

Le varietà di soprastampa sono: capovolta, doppia di cui una capovolta e quella fortemente spostata. Il definitivo sarà distribuito nel giugno successivo. La grafica è sempre la stessa, così come le caratteristiche di stampa. Il numero di tavola è 12696.

Particolarmente curiosa la varietà del salto parziale di dentellatura dell’ultima fila verticale dell’ultimo quarto: mancano i quattro fori superiori verticali di destra.

La validità postale sarà fissata al 31 dicembre 1926, quando la tariffa era stata già fortemente ritoccata. Varietà significative, il non dentellato e la doppia dentellatura. E’ nota la prova di archivio.

L’aumento si ebbe il 1° settembre 1926, con il diritto di recapito per espresso fu elevato a £ 1,25 equiparandolo a quello della raccomandazione. La tariffa rimase fissa per oltre 18 anni, fino al 30 settembre 1944.

A seguito di questo ritocco non furono allestiti provvisori, certamente perché l’aumento era stato già stabilito da tempo, infatti il nuovo esemplare fu posto in vendita già il 20 settembre. Il disegno era praticamente lo stesso. Il volto di Vittorio Emanuele III è sempre lo stesso con baffetti neri all’insù. Il colore, però, è azzurro ed il nominale, appunto, è di £ 1,25.

Del nuovo francobollo, che sarà l’ultimo espresso realizzato dall’Officina Carte Valori di Torino, è nota la prova di conio su carta patinata spessa. Il numero di tavola è 13255 ed è posizionato all’esterno delle diciture, per ogni lato della composizione da 200, in corrispondenza delle crocette di registro.

La validità postale cessò il 31 dicembre 1935, quando già era in corso l’esemplare dell’Imperiale emesso il 2 settembre 1932 di colore verde.

E’ nota la prova di archivio; tra le varietà il non dentellato in basso con dentellatura al centro dell’esemplare, il non dentellato e la dentellatura orizzontale fortemente spostata verticalmente.

I francobolli per il servizio per l’estero

 Il servizio per l’estero era stato previsto fin dall’introduzione di quello per l’interno fissandone in 30c il diritto che rimase lo stesso fino al 31 gennaio 1921.

Il valore specifico, stampato in azzurro per i tralci, la cornice ed il valore e rosso per l’effigie reale e la parola EXPRES, fu emesso il 10 settembre 1908. Il modello fu lasciato inalterato per tutte le successive emissioni eseguite dall’Officina Carte Valori di Torino, analogamente al similare per l’interno. La realizzazione fu eseguita con due tavole, per il rosso la 5759 (per l’azzurro ne ignoro il numero). Fu adoperato cospicuamente e talora anche per l’interno. Unica varietà il cattivo allineamento del rosso. Sono note le prove di macchina e di archivio.

Il 3 ottobre 1921 fu posto in corso il francobollo da £ 1,20 per l’estero, ottenuto soprastampando l’esemplare precedente da 30c. La tariffa, però, ebbe vita breve. Il 10 gennaio 1922 fu elevata ancora: £ 1,60. L’aumento si assolveva integrando con 40c di francobolli ordinari. I numeri di tavola sono gli stessi del 30c. Fu posto fuori corso il 31 luglio 1924. Tra le varietà va segnalata la posizione 13 in cui manca la virgola tra “1” e “20”.

Com’era consuetudine si era, nel frattempo, provveduto all’allestimento del definitivo che, però, fu pronto soltanto dopo l’aumento tariffario e non fu emesso. Fu ceduto per collezione nel 1925.

Per il colore rosso fu adoperata la tavola 10812 ed è nota la prova di macchina su carta grigiastra ed una pregevole prova su carta patinata.

Il nuovo provvisorio, ottenuto mediante soprastampa tipografica dell’1,20 viene posto in distribuzione a maggio 1924 (Data non precisata dall’Unificato di storia postale). E’ da osservare che la tariffa era stata introdotta il 1° gennaio 1922 e rimase in uso solo per tutto quest’anno. Dal 1° gennaio 1923 era stata già elevata a £ 2.

Per qualche misterioso motivo, il provvisorio appare con oltre due anni di ritardo. Significativa e di pregio la doppia soprastampa, di cui una capovolta. La validità postale fu fissata al 31 marzo 1925.

Sebbene la nuova tariffa fosse stata fissata, dunque, il 1° gennaio 1923, il valore corrispondente appare nel febbraio 1925 ed il decreto, R.D. n. 1085, il 26.6.1924.

Assolverà isolatamente la tariffa fino alla fine dello stesso anno, per cui l’uso su lettera è pregiato.

Furono realizzate due tavole, una per colore: 12114 per l’azzurro e 12126 per il rosso. Dai numeri, le tavole furono allestite nel 1924 e non prima. Fu posto fuori corso il 31 dicembre 1926.

Col 1° gennaio 1926 la tariffa viene elevata a £ 2,50 e tale resterà fino al 30 settembre 1944 (nella R.S.I., tuttavia, resterà in vigore ancora per qualche tempo).

Il nuovo valore circola già nel mese di luglio 1926. Le caratteristiche tecniche, oltre all’aspetto complessivo, non si discostano dai precedenti se non per il nominale. Vengono, tuttavia, realizzate sempre due tavole: 13053 per l’azzurro e 13054 per il rosso. Nel 2° quarto della composizione di 200, i due numeri sono posti accanto e parte del fregio anteposto al numero di tavola rosso si sovrappone a quello azzurro.

Trovarlo su lettera non è difficile, anche perché sarà in corso fino al 31 dicembre 1935 ed il corrispondente valore dell’Imperiale appare solo il 2 settembre 1932.

La stampa di tutti i valori tipografici fin dal 1925 fu via via sospesa presso l’Officina Carte Valori di Torino, spostandone la produzione presso il nuovo Istituto Poligrafico dello Stato di Roma.

Sono noti molti valori, ma non sono distinguibili dagli esemplari stampati a Torino. La differenza si riscontra solo nella composizione e nella numerazione delle tavole. La nuova numerazione in carattere bodoniano 6 in tutto maiuscolo, molto meno evidente della precedente (lo spazio che occupava in precedenza ora appare bianco), si presenta su una riga in cui appaiono le diciture “GRUPPO” seguito da un numero (inizialmente da 1 a 4, ma successivamente appare anche il 9), a distanza di un centimetro circa una data GG-MM-AA (il mese su una o due cifre secondo necessità, che potrebbe essere la data di allestimento) ed a seguire il numero assegnato con un carattere di corpo 18.

Nel caso degli espressi, la tiratura “romana” fu limitata al valore da £ 1,25, che è noto con la dicitura “GRUPPO 1 24-9-26 47”.

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